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La struttura della società

Mentre guidavo mi è capitato di vedere un cartello di politica e ho fatto una riflessione sui limiti dei partiti. E’ come se si volesse impostare, dare una struttura al vivere.

Ma non si può decidere a tavolino come l’uomo deve vivere, è una conseguenza di un processo evolutivo continuo, il risultato del fatto che tutto scorre. Non è qualcosa che si può impostare a priori. Viene da sè.

Cosa c’è di importante che può rendere il nostro divenire un buon divenire? Basterebbero tre componenti: amore, comprensione ed empatia. Sarebbe sufficiente mettere queste tre componenti al centro e non concentrarsi sulla struttura della società.

Tutto il resto nasce, si sviluppa, cresce in autonomia e di conseguenza. Quando noi invece andiamo a lavorare sulla struttura e vogliamo dargli un’impostazione, creiamo degli schemi, dei contenitori rigidi dove cerchiamo di mettere dentro anche le persone.

Ma le persone non le puoi inserire in contenitori, le devi lasciare libere!

Eh sì… però c’è la paura, si pensa che lasciando le persone libere, esse possano distruggere tutto, fare le cose peggiori.

Ma ciò forse accade proprio perché non si focalizza l’attenzione su quelle tre componenti: amore, comprensione ed empatia. Le devi fornire ai bambini a scuola! Metterle al centro della loro istruzione! Trasformando quindi la cultura.

Ma ciò non accade ancora, forse accadrà un giorno, ma al momento si tende ancora a focalizzare l’attenzione su come imbrigliare l’essere umano, limitandolo per la paura che possa essere pericoloso.

Eppure credo che la sua pericolosità nasca principalmente dal fatto che non è veramente a contatto con quelle tre caratteristiche: amore, comprensione, empatia, sa risolvere bene un problema di matematica o programmare un robot con Scratch, quello sì.

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